Syria’s First Lady Chi Oscura Caral

Asma, la siriana che oscura Carla

 Asma Assad, figlia di un cardiochirurgo, nasce a Londra e diventa una manager della finanza

Parigi scopre la signora Assad: elegante, colta e indipendente

 FRANCESCA PACI

DAMASCO 

Asma che discute con il governatore della Banca d’Italia Fazio di economie emergenti mentre il marito osserva i cerimoniali della visita ufficiale, nel febbraio del 2002. Asma in tailleur e velo nero al funerale di Giovanni Paolo II, seduta vicino alle regine di Spagna e Danimarca. Asma con il figlioletto di pochi mesi, il terzo, nella hall del San Regis di Roma, e, novella Evita di sangue mediorientale, accanto ai bimbi poverissimi della periferia di Tunisi. Asma al-Assad, in arte lady Siria, occupa da un paio di giorni le prime pagine dei quotidiani francesi, rivelazione fuori programma del summit voluto da Sarkozy, elegantissima e a suo agio in mezzo a 43 capi di Stato e di governo riuniti sotto la cupola del Grand Palais di Parigi. 

«Quando uscì la notizia delle nozze sul quotidiano Tishrin restammo senza parole», racconta Raida Oudat, parrucchiera nel quartiere cristiano di Damasco, a pochi passi da Bab Tuma. Era il 2 gennaio 2001. Due settimane prima il trentacinquenne Bashar al-Assad, presidente da sei mesi, l’erede di Hafez al-Assad subentrato al delfino Basel scomparso in un incidente stradale, aveva sposato in gran riservatezza Asma, una bella venticinquenne nata in Gran Bretagna dal cardiologo siriano Fawaz al Akhras e da un’impiegata dell’ambasciata emigrati in Gran Bretagna da Homs alla fine degli anni ‘60. «Toccata e fuga», confessa delusa Raida. Neppure il tempo di ricamare un po’ sulla presunta sbandata dell’allora neoleader per una giornalista della Cnn. Per tre mesi non se ne parlò più: muti i media governativi, muti i siriani a corto d’informazioni.

 Asma ricompare in tv quattro mesi dopo, intenta agli onori di casa al presidente bulgaro. La first lady è reduce da un viaggio in incognito nel profondo della Siria, un Paese che conosce assai meno di Acton, nel distretto londinese di Ealing, dov’è cresciuta, e della City che le ha aperto le porte dell’alta finanza. Il popolo la guarda, capelli sciolti e gonna al ginocchio, e vede per la prima volta il futuro rosa della Siria. Non solo la musulmana sunnita che avvicina alle moschee il presidente d’origine alawita, la minoranza accusata di aver dominato la Siria senza troppo rispetto per l’equilibrio fra le varie componenti religiose. Ma l’ambasciatrice del cambiamento, colta e seducente come la palestinese Ranja di Giordania e sua Altezza Lalla Salma Bennani, l’ingegnere informatico che siede sul trono marocchino accanto al re Mohammed VI. 

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'Io, first lady aiuterò la Siria a cambiare volto' 

DAMASCO - Si sapeva che Asma al-Assad, la first lady siriana, ha fama di donna moderna, col gusto d' andare controcorrente. E lei non tradisce il suo personaggio presentandosi al volante di un Suv grigio metalizzato: inserisce l' iPod, ingrana la marcia e annuncia: «Andiamo in città, senza scorta. Nessuno ci farà caso». Sul sedile posteriore sorride compiaciuta Leyla, la giovane assistente. Al Aqilatu al Rais, i siriani la chiamano semplicemente così: la moglie del presidente. Per il quotidiano israeliano Haaretz è "la first lady che ha offuscato Carla Bruni" quand' è comparsa quest' estate a Parigi al fianco del marito, il presidente Bashar al-Assad, segnando il ritorno della Siria dopo anni di isolamento internazionale. Per Paris Match "evoca l' immagine di una Lady Diana orientale". E il prestigioso Forward ebraico newyorchese ha titolato: "Quel che Michelle Obama può imparare da Asma al-Assad: donna dalla forte personalità in una regione fra le più aspre al mondo". Sono complimenti sorprendenti, visto il netto contrasto con l' immagine di grigiore proiettata dalla Siria in quarant' anni di regime ba' athista, socialista, sfociato nella difficile transizione che sta compiendo il Paese. Malgrado le aperture europee, Damasco resta nell' elenco americano delle nazioni che sostengono il terrorismo: in primo luogo Hamas e Hezbollah. Di certo non ha torto la stampa internazionale quando, a proposito di Asma al-Assad, scrive: "Procede sui suoi tacchi a stiletto con la grazia di una ballerina". E lei fa si presenta proprio così: un filo di trucco, stivali con 12 centimetri di tacco, jeans in velluto marrone. «Che effetto mi fa tanta pubblicità dopo la stagione dell' isolamento? Penso che all' estero non ci conoscano bene, i miei tratti sono comuni alla maggioranza dei siriani e delle siriane». Tuttavia, che la first lady incarni un nuovo aspetto "liberista" lo racconta il suo curriculum: 33 anni, nata e cresciuta a Londra, padre cardiologo con studio a Harley Street, madre diplomatica; laureata fra l' altro in Scienze informatiche («Ero l' unica ragazza in una classe di 25 maschi»), prima di sposare nel 2000 il presidente Assad era esperta finanziaria a Londra, Parigi e New York: con la Deutsche Bank, poi con la J. P. Morgan, lanciata verso una carriera tra City e Wall Street. Non è forse un caso se la first lady siriana da ieri è in Italia, ospite alle Giornate internazionali di studio Pio Manzù dove riceverà la medaglia d' oro del presidente della Repubblica "per il suo ruolo di ambasciatrice straordinaria del cambiamento, e l' impegno nell' assicurare che la crescita economica in Siria si traduca in un beneficio per l' intera popolazione ". Signora al-Assad, non le sembra un impegno troppo ambizioso? «Quel che conta è chiedersi dove siamo, quale percorso imboccare. E qui incidono due fattori: innanzitutto le condizioni interne, e mi riferisco a quanto siano coinvolti i cittadini nel processo di riforma, perché sui tempi dell' attuazione pesa anche l' atteggiamento mentale. Il secondo fattore, invece, riguarda le circostanze esterne: viviamo in una regione che non ha ancora conosciuto la pace. E questo è un elemento incontrollabile, ingovernabile, che detta il nostro passo.». Quanta parte ha, lei, nell' influenzare il processo decisionale? «Sia chiaro: il presidente è il presidente. Ciò detto, a casa siamo una squadra composta da marito e moglie. Scambiarsi idee è naturale, anzi salutare. Il mio contributo viene dall' esperienza che ho accumulata, dalle iniziative che sostengo. Io porto informazioni raccolte sul terreno, nel mio contatto diretto con la popolazione». Si è detto che al suo ritorno in Siria, lei abbia viaggiato il Paese in incognito. Perché? «L' ho fatto per stabilire un rapporto sul campo con la gente, fondato sulla comunicazione, il che significa rimboccarsi le maniche e tentare di combinare qualcosa insieme. Per troppo tempo i progetti di sviluppo sono stati elaborati in convegni o in uffici distanti dalla realtà. E per troppo tempo il governo ha assunto la responsabilità di guidare lo sviluppo, la riforma, la modernizzazione. Non c' è ragione: il settore privato ha un ruolo importante, come la società civile. E la gente si appassiona. Fa delle critiche. Offre suggerimenti. C' è così tanto da fare: ogni individuo escluso è uno spreco di risorse». è un quadro molto diverso dall' immagine di una Siria tanto impenetrabile che, stando alla stampa israeliana, i servizi militari di quel Paese le avrebbero introdotto un virus nella posta elettronica per monitorare la sua corrispondenza con il presidente, che è giudicato un "arcano". Come sono andate le cose? «Che il mio computer sia stato penetrato, l' ho scoperto dalla stampa. Ma non mi scompongo. E' successo, basta. In ogni modo non comunico con mio marito attraverso l' e-mail. Preferisco l' approccio diretto, e mi scusi se sorrido». 

Resta che il presidente è definito a Washington un dittatore, capo di uno Stato promotore del terrorismo. Qual è la sua risposta? «Questa: che vedo una contraddizione in quel che lei dice. Come si spiega, infatti, che per un verso conduciamo la vita di una coppia qualsiasi, che va fuori a cena e a teatro con gli amici, alle giostre coi bambini, che abita in un appartamento in un quartiere normale, coi nostri figli che giocano per strada con quelli dei vicini, quando per l' altro verso il presidente sarebbe un tiranno, lontano dal popolo. Le due cose non possono coesistere. Quanto all' "arcano" del presidente, basta osservare e ascoltare: le nostre posizioni sono chiare, esplicite, coerenti. Forse proprio questo non ci aiuta». E com' è il presidente in privato? «E' un padre di famiglia presente, premuroso. Se vuole sapere che cosa mi ha attratto in lui, le parlerò del suo ottimismo, l' apertura mentale, la prontezza a esplorare ogni possibilità. Sono doti necessarie a chiunque, tanto più in questo momento storico, pieno di ostacoli. Ma io l' ho sposato per quel che lui è, non come presidente». Lei è musulmana, istruita alla Church of England, una scuola di religiosi cristiani, e qui a Damasco frequenta il convento delle Suore salesiane. Ha conservato buoni rapporti con i cristiani? «Perdoni se la correggo: io non ho "buoni rapporti" con i cristiani così come non posso avere un "buon rapporto" con me stessa, con le mie gambe e le mie braccia. Noi siriani siamo un unico corpo. La nostra storia non è storia di oggi: è storia millenaria; San Paolo e la Moschea omayyade sono parte di chi sono io come essere umano. In Europa si parla di coesistenza, ed è un bene. Ma questo è perché, ad esempio in Inghilterra, indiani, britannici, hindu, sikh, musulmani non fanno parte del patrimonio storico, delle radici del Paese. Qui siamo una famiglia allargata». Signora al-Assad, lei è vissuta in Europa lontana dalle guerre. Questo le dà una prospettiva diversa? «La cultura della pace che esiste in Europa non esiste in Medio Oriente. Io sono stata fortunata. Spero che questa generazione possa conoscere la stessa pace che ho vissuto io quando crescevo in Inghilterra. Se dobbiamo far fiorire il nostro potenziale come regione, meritiamo quello stesso diritto». 

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Siria: Asma Assad, ‘battere poverta'' 

Medaglia d'oro di Napolitano alla First Lady siriana 

ROMA –RIMINI Ottobre 17-19-2008 

Tra i premiati di questa XXXIV edizione del Pio Manzù, e’ Asma al-Assad, giovane First Lady della Siria: nelle motivazioni del premio, viene definita "ambasciatrice straordinaria del cambiamento", colei che "ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo economico e sociale del suo paese per quasi un decennio", occupandosi della crescita economica delle comunità rurali del suo Paese e dei giovani. la first lady siriana, Asma al-Assad, testimoniera’ il suo impegno per la tutela dei diritti delle bambine nel mondo arabo, Lei e’ l’Ospite d’onore e stata premiata con la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica Italiana, "per l’opera svolta a favore della crescita economica e dello sviluppo sostenibile del Mondo Arabo". 

Bisogna fare in modo che 'nessuno si trovi in poverta' estrema. Non ci sono piu' scuse non c'e' piu' tempo', afferma la First Lady siriana. Asma al-Assad ha ricevuto a Rimini la medaglia d'oro del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell'ambito delle giornate internazionali del Centro Pio Manzu', dedicate quest'anno al tema della poverta'. 'Quella della poverta' - afferma la moglie del presidente siriano - e' una malattia. E' il motivo per il quale ci sono guerre e terrorismo'. 

"Bisogna fare dell’uguaglianza e della giustizia una questione morale- ha detto Asma Al-assad. Serve una collaborazione tra i paesi per garantire a chi non ha nulla prosperità, progresso e sicurezza". Il suo appello accorato ha riscaldato la platea del Pio Manzù. E’ tempo di cambiare. Bisogna farlo ora.

 Alle giornate internazionali del Centro Pio Manzù di Rimini ha parlato oggi anche la First lady di Siria, Asma al-Assad, per la quale occorre unire gli sforzi nell'impegno contro la povertà, anche perché «gli integralisti trovano in questo terreno un bacino nel quale fare proseliti». 

Al Palazzo del Quirinale, il Presidente Giorgio Napolitano, ottobre 17, 2008, ha accolto La Signora, Asma al-Assad, Consorte del Presidente della Repubblica Araba Siriana. 

La Fonte: ANSA e altri fonte italiane e del San Marino Repubblica

 

 

 

 

 

'Syria wants peace, because it knows that in peace you find prosperity and development." 

SYRIA: FIRST LADY, COMMON DEFINITION ON TERRORISM NEEDED

RIMINI, OCTOBER 20 - When asked which of the candidates for the White House she preferred out of Barack Obama and John McCain, Asma al-Assad, the wife of the Syrian president, Bashar al-Assad, said: "the important thing is that the next American president is part of the solution, not part of the problem". The Syrian first lady was speaking in Rimini where she is currently a guest of the International Days at the Pio Manzù centre in Rimini. Elegantly dressed in a blue trouser suit, Mrs. al-Assad told journalists in a meeting at the Grand Hotel that "poverty (one of the themes of the 'Days') is a serious problem in my country, as in many others in the Middle East that find themselves in the eye of the storm. But I am working hard because education is improving in Syria and the involvement of women at decision-making and economically important levels is growing. Syria wants peace, because it knows that in peace you find prosperity and development". Asma al-Assad, who has worked in large banks (Deutsche Bank and J.P. Morgan), was also asked to give her judgment on the global crisis, she responded: "the banks should think more about the people and not only about their own interests. But if I had to advise an investment, I would say that you should invest in your children, in their education, in their qualifications, because they are the future. That is what I...what we are trying to do in Syria".

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Dobbiamo elevare la linea della povertà, così che nessuno si trovi in povertà estrema. Non ci sono più scuse né tempo; la crisi è adesso."

Alle giornate del Pio Manzù anche la moglie di Assad

di Gennaro Esposito

 Il fine settimana riminese è stato caratterizzato dalla "XXXIV edizione delle Giornate internazionali di studio" organizzate dal Centro Internazionale Pio Manzù. Tema di questa edizione è stato, come cita il sottotitolo della manifestazione, "la coscienza della prosperità: per una nuova economia morale". La maggiore attrazione dell’evento è stata la visita della first lady siriana Asma al-Assad la quale è stata premiata con la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica nonché con il premio Pio Manzù "per il suo approccio al dialogo, per la sua visione aperta e comunicativa e per la sua infaticabile attività nel sociale". Tutto questo è avvenuto nel corso della terza delle quattro giornate di studio dedicate al tema della povertà internazionale. La moglie del 43enne presidente siriano Bashar al-Assad ha allietato i partecipanti all’evento con la sua eleganza dispensando saluti e sorrisi a tutta la platea. Lady Siria, come è stata ribattezzata dai media locali, durante il suo intervento ha sottolineato che "il tema della povertà" deve essere considerato "una malattia. È questo il motivo per il quale ci sono guerre e terrorismo". Ha aggiunto che "i terroristi e gli integralisti trovano nella povertà un bacino sul quale colpire, dove fare proseliti. In arabo noi diciamo che una mano non può applaudire da sola. Per questo l’attività del Centro Pio Manzù deve essere supportata da tutti noi". La first lady ha poi proseguito con un suggerimento: "Dobbiamo elevare la linea della povertà, così che nessuno si trovi in povertà estrema. Non ci sono più scuse né tempo; la crisi è adesso".

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