Dobbiamo elevare la linea della povertà, così che nessuno si trovi in povertà estrema. Non ci sono più scuse né tempo; la crisi è adesso."

Alle giornate del Pio Manzù anche la moglie di Assad

di Gennaro Esposito

 Il fine settimana riminese è stato caratterizzato dalla "XXXIV edizione delle Giornate internazionali di studio" organizzate dal Centro Internazionale Pio Manzù. Tema di questa edizione è stato, come cita il sottotitolo della manifestazione, "la coscienza della prosperità: per una nuova economia morale". La maggiore attrazione dell’evento è stata la visita della first lady siriana Asma al-Assad la quale è stata premiata con la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica nonché con il premio Pio Manzù "per il suo approccio al dialogo, per la sua visione aperta e comunicativa e per la sua infaticabile attività nel sociale". Tutto questo è avvenuto nel corso della terza delle quattro giornate di studio dedicate al tema della povertà internazionale. La moglie del 43enne presidente siriano Bashar al-Assad ha allietato i partecipanti all’evento con la sua eleganza dispensando saluti e sorrisi a tutta la platea. Lady Siria, come è stata ribattezzata dai media locali, durante il suo intervento ha sottolineato che "il tema della povertà" deve essere considerato "una malattia. È questo il motivo per il quale ci sono guerre e terrorismo". Ha aggiunto che "i terroristi e gli integralisti trovano nella povertà un bacino sul quale colpire, dove fare proseliti. In arabo noi diciamo che una mano non può applaudire da sola. Per questo l’attività del Centro Pio Manzù deve essere supportata da tutti noi". La first lady ha poi proseguito con un suggerimento: "Dobbiamo elevare la linea della povertà, così che nessuno si trovi in povertà estrema. Non ci sono più scuse né tempo; la crisi è adesso".

 “Ho lasciato Londra per seguire l’uomo dei miei sogni. E ora, in Siria, faccio un lavoro importante, sul campo: ascolto la gente, cerco di capire le loro difficoltà. Entro nelle loro case, nelle scuole, nelle comunità. Il mio compito? Portare le loro esigenze all’attenzione dei politici. Sono un ponte tra i siriani e il loro governo. Molto più utile che rimanere chiusi in ufficio a leggere relazioni,” La Signora al-Assad, ha ditto al settimanale Grazia. “ho visitato 300 villaggi – dice – è stato un buon inizio perché ho capito come avrei continuato il mio lavoro”  La Signora al-Assad ha scelto di investire sulle donne: “Sono il fulcro del tessuto sociale – confida – da noi rappresentano il 13 per cento dei deputati, c’è una donna vicepresidente e alcune fanno parte anche della guardia del corpo di mio marito. Ma le vogliamo più coinvolte politicamente a livello locale e tutte indipendenti economicamente”
 

Syria: Asma Al-Assad - Let us be open against every discrimination

"When I hear talk of a clash of civilizations, I begin to think that this is a concept coined by people with a very closed mentality. There is but one civilization, the human one, and it does not matter where you live, where you have come from. And what faith you have".

 "Today, in Syria, we have 1.5 million Iraqis, over 500,000 Palestinian refugees and in the six weeks of the summer of 2006 some 700,000 Lebanese have crossed the border finding refuge in Syria. It would be as if 5.8 million refugees arrived in Italy in a few months. What have we done? We have opened our schools… ensured free health care… and especially we have opened our hearts, our eyes and our ears". This is one of the more significant excerpts of an interview with Asma Al-Assad, wife of Syria's president Bashar Al-Assad, which was published by the weekly journal "Famiglia Cristiana" today. Mrs. Al-Assad, stressed that immigration is an issue that does not only affect the North of the world; she noted that in Syria, schools and been built and new classrooms established to meet the needs of 30,000 Iraqi children, who will become 50,000 next year: "We do it – she said – because if we give minors the chance to study, we support a generation, and it does not matter that they are Iraqis; they are our neighbors". Commenting recent events, which have shown, in Italy as well, worrying signs of intolerance that often compromise peaceful coexistence, Mrs. Al-Assad noted that in Syria Christians and Muslims have lived together for centuries in mutual respect:"it is something we have to protect and at the same time make it a banner around which to contrast those who look to religion as a factor for division… we need to remind that all faiths share the same values: love and compassion, respect and integrity, openness and acceptance of the other. If we return to these values, regardless of the fact that we are either Christian, Muslim or Jewish, we would discover that religion unites us". For this reason, said Asma Al-Assad, we need to pay attention and oppose the drive towards division that is coming from many sides: "When I hear talk of a clash of civilizations – said the Syrian first lady – I begin to think that this is a concept coined by people with a very closed mentality. There is but one civilization, the human one, and it does not matter where you live, where you have come from. And what faith you have".