Assad: "Vedo un nuovo Medio Oriente

Siria pronta a trattare sul Golan"

Parla il presidente siriano: "E' in atto un cambiamento epocale non solo nella regione. Ci sono Paesi, come Cina e Brasile, che non aspettano più che sia Washington ad assegnare le parti" 

dai nostri inviati ANDREA BONANNI e ALIX VAN BUREN 

DAMASCO - "Non possiamo più aspettare", dice Bashar al Assad, il presidente siriano. "L'America di Obama aveva suscitato speranze riguardo a una nuova politica mediorientale. Però, adesso è scoccata una nuova ora. Un'intesa fra le potenze del Medio Oriente sta ridisegnando l'assetto della regione". Seduto su un divano in pelle nera nel suo studio presidenziale, Bashar al Assad traccia quelli che definisce i contorni di un nuovo quadro geopolitico. Avverte: "Questa non è una inversione di rotta: noi vogliamo buoni rapporti con Washington. È, piuttosto, la presa di coscienza di una realtà: del fallimento di America ed Europa nel risolvere i problemi del mondo, nella nostra regione. Da questo fallimento affiorano necessariamente altre alternative: una mappa geostrategica che allinea Siria, Turchia, Iran, Russia, accomunate da politica, interessi, infrastrutture. Prende forma un unico spazio che unisce cinque mari: Mediterraneo, Mar Caspio, Mar Nero, Golfo Arabo e Mar Rosso. E cioè, il centro del mondo", spiega. E poi: "Non si tratta di rinunciare alla pace: se Israele ci restituirà il Golan, noi non potremo dire di no. Ma solo un accordo complessivo, che includa i palestinesi, garantirà la pace vera. E la pace, prima o poi, arriverà".

 Signor presidente, lei sta delineando un nuovo fronte strategico come alternativa a un Occidente di cui lei vede declinare l'influenza?

"Io ricavo una lezione dagli errori del passato. L'America e l'Europa avevano detto "risolveremo noi i problemi". E noi abbiamo aspettato. Ora non crediamo più nel ruolo di altri Paesi. Se qualcuno vuole aiutare, benvenga. Però, la soluzione spetta a noi".

 Se Israele fosse disposta a concludere un trattato con la Siria, lei accetterebbe? O pretende un accordo allargato al mondo arabo?

"Molti, in Occidente, non capiscono la differenza. Se Israele è pronta a restituirci il Golan, noi non possiamo dire di no a un trattato di pace. Ma solo una soluzione complessiva garantisce la pace, quella vera. Un accordo limitato a Siria e Israele lascerà irrisolta la questione palestinese. Più che una pace, sarà una tregua. Infatti, con cinque milioni di profughi palestinesi sparsi nel mondo arabo, la tensione resterà alta".

 Israele le chiede di interrompere i rapporti con l'Iran, in cambio di un'intesa. Lei parla di nuove alleanze con Teheran. Non è una contraddizione?

"Premettiamo questo: la pace riguarda la Siria e nessun altro. Questa è la mia terra, il mio problema. L'Iran non c'entra niente con il mio negoziato e né lo intralcia. Perché dovrei allontanarmi da Teheran, finché appoggia la pace? Israele conosce le condizioni dell'accordo. Lo hanno detto a Moratinos, il ministro degli Esteri spagnolo".

 

Cosa gli hanno detto?

"Queste parole testuali: "Sappiamo che la pace con la Siria non avverrà senza la restituzione del Golan, fino all'ultimo centimetro"".

 Ma la troppa intransigenza, presidente, non stroppia?

"Mettiamola così: se vi rubassero qualcosa, voi la vorreste indietro tutta, o solo in parte? Possiamo accettare molti compromessi: sulla sicurezza, sui rapporti. Però sulla terra, no: su quella non si tratta".

 E l'America? Lei ha rinunciato alla speranza di una sua mediazione?

"L'America ora non ha influenza, perché non sta facendo niente. Però, resta l'unica grande potenza. Se vorrà avere una parte nei negoziati, sarà determinante nella fase finale, quando servirà la garanzia della comunità internazionale".

 Ma una fase dei negoziati è partita con i colloqui indiretti fra Israele e l'Autorità palestinese, mediati da Mitchell, l'inviato speciale Usa. È un passo importante?

"Tutti sanno che porterà a niente. Lo sanno gli arabi, i palestinesi, persino gli americani. A Washington lo ammettono in privato: non si fidano di questo governo israeliano".

 Che segnali le arrivano dalla Casa Bianca di Obama?

"Io vorrei distinguere fra la persona di Obama e l'America in quanto Stato. Il presidente ha buone intenzioni. L'atmosfera è decisamente migliorata: è stato tolto il veto al nostro accesso all'Organizzazione mondiale del commercio. Ma poi ci sono il Congresso, le lobby, che intervengono nel nostro rapporto in modo a volte positivo, altre negativo. E alla fine, contano i risultati".

 Già, ma Stati Uniti e Israele vi accusano d'avere consegnato missili Scud al vostro alleato Hezbollah in Libano. È così?

"Ma no che non è così. Chi prende queste accuse sul serio? Nemmeno gli americani. È propaganda d'Israele, che non ha fornito la minima prova. Israele ha un problema d'immagine, offuscata per il trattamento inflitto ai palestinesi, per l'offensiva e l'embargo contro Gaza, per il rifiuto di congelare le colonie, di aderire alle iniziative di pace americane e arabe. Le accuse sono un diversivo per frenare l'intesa fra America e Siria. Ma intanto, noi continuiamo a lavorare per la pace. Prima o poi, arriverà".

 Da cosa ricava questa convinzione?

"Ascoltate, non accadrà nel prossimo futuro. Israele adesso non è pronto a un'intesa. Non può farlo. La società israeliana s'è spostata troppo a destra. È un processo iniziato nel '67, si è approfondito con l'avvento di due destre al potere in America e in Israele: Bush e Sharon. E poi, serve un leader vero, che guidi la società. Non un impiegato, che bada soltanto a farsi riconfermare ogni quattro anni".

 E allora perché lei è ottimista?

"Perché Israele ha perso uno dei suoi principali deterrenti. Finora contava sul potere delle armi. Ripeteva "non m'importa che m'amino, l'essenziale è che mi temano". Ora, malgrado la forza militare d'Israele, gli arabi non lo temono più".

 Presidente, il quadro che lei va dipingendo giustifica un ripensamento della sua scelta strategica di allinearsi con Washington?

"Se vogliamo parlare di strategie, il fatto è che l'America adotta l'approccio empirico del "trial and error". Io invece ho una strategia, ed è guidata dai nostri interessi. Il mio rapporto con gli Stati Uniti passa attraverso questa lente".

 E che aspetto ha il suo mondo, visto attraverso quella lente?

"Vedo un cambiamento epocale, non solo in Medio Oriente: Paesi, come anche Cina e Brasile, che non aspettano più che sia l'America ad assegnare le parti. Quanto alla nostra regione, vedo quel che molti non vogliono cogliere: la nascita di un'alleanza dettata da interessi comuni; di uno spazio nel quale coincidono politica, interessi e infrastrutture. È una nuova mappa saldata anche da una contiguità territoriale. Su questa si muovono potenze regionali ed emergenti".

 Quali?

"La Siria, l'Iran, la Turchia. Ma anche la Russia. Sono tutti Paesi che stanno collegandosi l'un l'altro, anche fisicamente, attraverso gasdotti e oleodotti, ferrovie, reti stradali, sistemi per la conduzione dell'energia elettrica. Un unico, grande perimetro unisce cinque mari: il Mediterraneo, il Mar Caspio, il Mar Nero, il Golfo Arabo e il Mar Rosso. Stiamo parlando del centro del mondo. Da Sud a Nord, da Est a Ovest, chiunque si muova, deve percorrere questa regione. Ecco perché è stata flagellata da guerre per migliaia di anni".

 Quindi ora in Medio Oriente bisognerà fare i conti con una triplice alleanza: Siria, Iran e Turchia?

"Esatto. Tra di noi, Paesi confinanti, debbono esserci buoni rapporti. Ce lo insegna il passato: a cosa sono serviti, infatti, 80 anni di conflitti con la Turchia? A niente. E invece, guardate i risultati: senza l'intesa fra Siria, Iran e Turchia, quale sarebbe oggi la situazione in Iraq, e più in generale nella regione? Molto peggiore, ve lo assicuro".

 Ma la prima prova del fronte che lei descrive, cioè il blitz diplomatico di Turchia e Brasile sul nucleare iraniano, ha lasciato scettici americani ed europei. Secondo lei, perché?

"È uno scetticismo che mi lascia scettico. Non sembra che l'Occidente voglia risolvere il problema. Nella regione siamo preoccupati, perché quel che sarà imposto all'Iran, varrà anche per gli altri. Infatti il futuro dell'energia è il nucleare, oltre alle fonti rinnovabili. Anche io lo avrò, almeno per la produzione di elettricità. È un mio diritto, garantito dal Trattato di non proliferazione".

 L'Iran oggi è considerato un grave pericolo dalla comunità internazionale. E la dura repressione contro l'opposizione interna dopo il voto dello scorso giugno non ha certo fatto cambiare idea. Non crede che l'allarme dell'Occidente sia giustificato?

"Qualcuno mi accusa d'avere stretto un patto col diavolo. Non è così. La mia è un'alleanza con un Paese importante nella regione, ed è questo che vale. È un vicino. E occorre avere buoni rapporti con i vicini, se vuoi risolvere un problema".

 Ma si può collaborare con chi mette in dubbio l'esistenza stessa di Israele e ne invoca ogni volta la sua distruzione?

"In politica si dicono tante cose, ma contano le azioni. Se l'Iran vuole davvero la distruzione di Israele, perché ha appoggiato il nostro negoziato di pace? A Teheran sono più moderati di quanto si voglia dire".

 E la Russia, che parte ha? Il presidente Medvedev è appena venuto da lei: la prima visita di un capo di Stato russo a Damasco dai tempi dei bolscevichi. Sono in arrivo altre novità?

"La visita di Medvedev vi fa capire la portata del cambiamento. Tutti vogliono avere un ruolo in questa regione. Anche la Russia ha i suoi interessi. Seguite i suoi movimenti e capirete il messaggio. Dopo Damasco, Medvedev è andato in Turchia dove ha firmato contratti per miliardi di dollari, ha eliminato i visti tra i due Paesi. Lo stesso abbiamo fatto noi con i turchi".

 Mosca però vi fornirà anche armi, mentre l'America dà a Israele un nuovo sistema anti-missilistico. Stiamo tornando alla Guerra fredda?

"I russi non hanno mai creduto che la Guerra fredda fosse finita. E neppure noi. Ha soltanto cambiato forma, s'è evoluta col tempo. La Russia sta riaffermandosi. E la Guerra fredda è la normale reazione al tentativo americano di dominare il mondo".

 Lei ha sfidato l'America a Beirut? Crede d'aver vinto la battaglia del Libano?

"I termini che voi usate non sono i miei, né rispecchiano il mio pensiero. Altri parlano di sfide e battaglie, perché il Libano era diviso in due campi: uno sostenuto dall'America, l'altro a favore di una diversa opzione, contraria a Israele. La vera vittoria sarebbe il riuscire ad avere buoni rapporti con tutti i libanesi. Come vedete, non è una guerra d'influenza fra Siria e Stati Uniti".

 Presidente, ha ricevuto il premier libanese Sa'ad al-Hariri. Avete parlato a quattr'occhi dell'omicidio del padre, l'ex premier Rafiq al-Hariri, di cui voi siete accusati?

"Io sono una persona franca. Gli ho detto: "sii sincero con me. Se credi che lo abbiamo ucciso noi, o che siamo coinvolti, devi dirmelo"".

 E lui?

"Era in visita come primo ministro; in quella veste ufficiale, non può esprimere un giudizio privato. Diventa affare di Stato. Deve aspettare le prove del Tribunale".

 E come si pronuncerà, a suo avviso, il Tribunale?

"La nostra migliore difesa è collaborare. Io sono convinto della nostra innocenza".   

  24 maggio 2010) 

President Assad Interview with La Repubblica Translated in Full 

Syrian President Bashar al-Assad, seen here on May 8, has said in an interview with La Repubblica that the United States has lost its influence in the Middle East peace process despite the hopes raised by President Barack Obama

Alix Van Buren and Andrea Bonanni interviewed President Assad for La Repubblica, Italy’s premier Newspaper. Here is the full translation in English.

Is a new Cold War looming?

“The Russians never believed the Cold War ended. Neither did we. It only changed shape. It has evolved with time. Russia is reasserting itself. And the Cold War is just a natural reaction to the attempt by America to dominate the world”.

 “We cannot wait any longer,” says Bashar al-Assad, the President of Syria. “President Obama’s America had raised expectations regarding a new Middle East policy. But now, the clock of history is striking a new hour. An agreement between the Middle Eastern powers is redesigning the regional order”. Sitting on a black leather sofa in his presidential Palace, Bashar Al-Assad draws what he defines as the outlines of a new geopolitical scene. He warns: “This is not a turnabout: we want good relations with Washington. Rather, it is about recognizing reality: the failure by America and Europe in solving the problems of the world, in our region. “From this failure, there emerge necessarily other alternatives: namely, a new geo-strategic map which aligns Syria, Turkey, Iran, and Russia, which are brought together by shared policies, interests, and infrastructure. One strategic region is taking shape which connects the five surrounding seas: the Mediterranean, the Caspian Sea, the Black Sea, the Arab Gulf and the Red Sea. That is to say: the center of the world”, he explains. And adds: “It is not about renouncing peace: if Israel will return the Golan, we cannot say no. But only a comprehensive agreement, which includes the Palestinians, will guarantee real peace. And peace, sooner or later, will come”.

Mr. President, are you outlining a new strategic front as an alternative to a West the influence of which you see in decline?

“I draw a lesson from the mistakes of the past. America and Europe had said “We will solve the problems”. And we waited. Now, we don’t believe any longer in the role of other countries. If someone wants to help, welcome. But the solution is up to us. We must move ahead”.

If Israel were ready to sign a treaty with Syria would you accept? Or do you want an agreement expanded to the Arab world?

“That is an excellent question. Many officers in the West do not understand the difference. If Israel is ready to return the Golan, we can not say no to a peace treaty. However, only a comprehensive solution can guarantee true peace. An agreement limited to Syria and Israel will leave the Palestinian issue unresolved. Rather than peace, it will be a truce. With some five million Palestinian refugees scattered around the Arab world, tension will remain strong. There is popular solidarity with the Palestinians. They will keep fighting for their rights”.

Israel asks that you sever your relationship with Iran, in exchange for an agreement. Instead you are talking about new alliances with Tehran. Is that not a contradiction?

“First of all, let me clarify: peace is a matter that concerns only Syria and no one else. This is my land, my issue. Iran has nothing to do with my negotiations, nor did it ever oppose them. Therefore, why should I distance myself from Tehran as long as it supports peace? Israel is perfectly aware of the conditions of an agreement. That is what they told Moratinos, the Spanish Foreign Minister”.

What did they tell him?

“Not longer than a few days ago, they said literally these words: “We know that peace with Syria will not happen without the return of the Golan, up to the very last centimeter”.

But isn’t it damaging, mister President, to be too uncompromising?

“Let’s put it this way: if someone stole something from you, would you want all of it back, or would you be satisfied by regaining only part of it? We can accept many compromises: on matters of security, on the relationship. But on the land, no: there is no compromising over the land”.

And what about America? Have you given up on hopes of regaining the Golan through an American mediation?

“America, now, has no influence, because it is doing nothing. However, it remains the only great power. If, and when, it will want to be part of the negotiations, it’s role will be decisive in the final stage, when a guarantee by the international community is needed”.

An initial phase of negotiations has already begun through the proximity talks between Israel and the Palestinian Authority, mediated by George Mitchell, the American Special Envoy. Don’t you regard that as an important step forward?

“Everybody knows that those talks will lead to nowhere. The Arabs know it; the Palestinians know it, even the Americans. In Washington, they say it behind closed doors: they do not trust this Israeli government, which can not make peace”.

In the meanwhile, what signals are you receiving from Obama’s White House?

“I would like to draw a distinction between President Obama, who has authority, and the United States as a State. The President has good intentions. The climate between us has definitely improved: the veto was lifted to our access to the World Trade Agreement. Sanctions were partially softened, though they were reconfirmed. Yet there are institutions such as Congress, lobbies that weigh in our relationship sometimes in a positive way, other times in a negative way. And, in the end, it is results that matter”.

Yet America and Israel accuse you of having provided Scud missiles to Hezbollah, your Lebanese ally. Is it so?

“Of course not, it is not so. Does anyone believe in those accusations? No one, not even the Americans. It is propaganda by Israel, which hasn’t provided the slightest evidence. The point is that Israel has a problem of image. Its image was tarnished these past two years, by its treatment inflicted on Palestinians, by its military offensive and its embargo against Gaza, by its refusal to freeze settlements, or to adhere to American and Arab peace initiatives. The accusations hurled against us are meant to be a distraction to slow down the relations between America and Syria. In the meanwhile, we continue to work for peace. Sooner or later, it will come”.

What makes you so sure about it?

“Listen, it will not happen in the near future. Israel, right now, is not ready for an agreement. It can not do it. The Israeli society has moved too far to the right. It is a process that initiated back in 1967; then, it deepened with the rise to power, simultaneously, of the right in America and Israel: with Bush and Sharon. Besides, there is the need for a true leader, one capable of leading the society. Not just an employee, whose only interest is to be re-elected every four years”.

Then, what is the reason for your optimism?

“It is because Israel has lost one of its most important deterrents. From the very beginning, it relied on military strength. They always repeated “it doesn’t matter if they don’t like me: It is important that they fear me”. Well, notwithstanding Israel’s military might, the Arabs don’t fear it any longer”.

Mr. President, does the picture that you are depicting justify a re-evaluation of your strategic alignment with Washington?

“If you are talking about strategies, the fact is that America follows an empirical approach,  that of “trial and error”. I, instead, have a strategy, and it is led by our interests. My relationship with the United States must be seen through that lens”.

So what does your world look like, as seen through that lens?

“I see an epochal change not limited to the Middle East. Countries such as China and Brazil will no longer wait for America to assign them their roles. In our region, I see what many do not see or want to understand: the rise of new alliances inspired by shared interests; Policies, interests and infrastructures coincide. It is a new map, strengthened also by territorial contiguity. You will find regional and emerging powers [participating]”.

Which powers are you referring to?

“Syria, Iran, Turkey. But also Russia. These are all countries that are linking themselves to one another, even physically, through gas and oil pipelines, railways, roadways, systems for transporting electricity. One large perimeter links five seas: the Mediterranean, the Caspian Sea, the Black Sea, the Arab Gulf and the Red Sea. We are talking about the center of the world. From South to North and from East to West, any one who wants to move has to cross this region. That is why this region has been plagued by wars for thousands of years”.

Are you saying that now one must deal with a triple alliance: Syria, Iran, and Turkey?

“Precisely. There must be a good relationship between us as neighboring countries. That is the lesson we draw from history: what did 80 years of conflicts with Turkey bring us? They led to nothing. Instead, look at the results today. If it weren’t for this new relationship between Syria, Iran and Turkey, what situation would Iraq find itself in? What about the region more generally? It would be much worse than it is today – believe me”.

Yet one of the first moves undertaken by the front that you are describing, namely the diplomacy blitz by Turkey and Brazil regarding the Iranian nuclear program, raised skepticism in America and Europe. How do you explain that?

“I am skeptical about that skepticism. It raises the suspicion that the West is motivated by a different agenda, that it doesn’t want to solve this issue. The region is following these developments with anxiety because the measures that will be imposed on Iran will be imposed on others as well. You see, the future of energy is nuclear, besides the renewable sources. One day, I will have nuclear energy, at least to produce electricity. It is my right, guaranteed by the Non Proliferation Treaty”.

Iran today is regarded as a serious threat by the international community. And the harsh repression of its domestic opposition following last year’s elections hasn’t certainly changed that belief. Don’t you think that the alarm of the West is justified?

“Some accuse me of having struck an alliance with the devil. But it is not so. My alliance is with a country which is important in the region, and that is what matters. It is a neighbor. And one must have good relations with its neighbors, that is, if you want to solve a problem”.

But can one cooperate with a neighbor that denies the very existence of Israel, and keeps advocating its destruction?

“In politics, many things are said. But it is the actions that count. If Iran truly wanted the destruction of Israel, then why did it support our peace negotiations in 2008 with Israel, mediated by Turkey? Actually, the Iranians are more moderate than many want to see”.

What is Russia’s part in all of this? President Medvedev just came to Syria. It was the first visit by a Russian Head of State since the time of the Bolsheviks. Is there further news on the horizon?

“Medvedev’s visit will help you to understand the magnitude of the change. Everyone wants to play a role in this region. Russia too has its interests. If you follow its movements, you will understand the message. After his visit to Damascus, Medvedev went to Turkey, where he signed contracts for billions of dollars; he lifted visa requirements between the two countries. We did the same with Turkey”.

Yet Moscow will also deliver you new weapons, while America is providing Israel with a new anti-missiles system. Is a new Cold War looming?

“The Russians never believed the Cold War ended. Neither did we. It only changed shape. It has evolved with time. Russia is reasserting itself. And the Cold War is just a natural reaction to the attempt by America to dominate the world”.

Did you challenge America in Lebanon? Do you believe you won the Battle for Lebanon?

“The terms that you are using are not my own, nor do they correspond to my way of thinking. Other people talk about challenges and battles, only because Lebanon was divided in two camps: one used to support the United States, and the other one used to support the other option which is against Israel. We can only win if we have good relations with every Lebanese. As you see, it is not a war of influence between Syria and the United States”.

Mr. President, you received two visits by the Lebanese Prime Minister Sa’ad al Hariri. Did you discuss with him, in private, about the assassination of his father, the late Prime Minister Rafik al Hariri, of which you are accused?

“I am always a frank person. I told him, “You have to be frank with me, even if you believe that we did it, or that we were involved. Be frank about it”.

And what was his reply?

“He came as a Prime Minister, and when dealing in his official role as a Prime Minister of Lebanon, the issue is no longer personal. It becomes a national issue. He has to express an official position. He has to wait for evidence (by the Special Tribunal)”.

And what is the verdict that you expect from the Special Tribunal?

“Our cooperation is our best defense, our means to prove that Syria is not involved. I am convinced that we are innocent”.

 

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